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La brezza. - The breeze.

Mi ricordo quando mi riportavano a casa, una sera d'estate. Tante sere d'estate. Io dormicchiavo sul sedile di dietro, mezzo sveglio. Piccolo, ma non tanto da non avere già la testa di un mezzo adulto. Il finestrino posteriore aperto, l'aria fresca della sera estiva che mi sferzava il viso, gli occhi chiusi. Luka di Suzanne Vega in radio. Malinconica ma felice, perfetto emblema degli anni '90. La mia infanzia. Sentivo di essere vivo. Sentivo speranze. Ed ero felice perché quella freschezza sul viso mi rammentava le cose belle che dovevano ancora venire. Ero piccolo, la vita mi prometteva. Di tutto questo, però, la cosa che più mi rimane impressa è il senso di calma che avvertivo. Avevo la speranza di una sicurezza. La speranza. Che ci fossero due confortanti braccia ad attendermi, a casa, per abbracciarmi e dormire con loro. Qualcuno che avrei amato - ero così piccolo, ma non tanto da non desiderare già di amare qualcuno. Al sicuro, insieme, nella fresca arietta estiva....

La forza - The force.

Insomma, inseguire la musica mi ha portato a mille nuovi orizzonti. Non sto scherzando. È per lei che ho cambiato casa, perché in quella vecchia non avevo spazio sufficiente per registrare. Scoprendo così le gioie di una casa vera, più grande, nel sole e il silenzio della campagna, in cui ogni mattina mi svegliavo cullato dal cinguettio degli uccelli. È per lei che ho mollato il lavoro, perché gli Stati Uniti mi avevano dato una possibilità sul piano artistico, uscendo da una situazione professionale che stava uccidendo il mio tempo, le mie energie, tutto me stesso. È per lei che, dopo aver capito che negli USA non potevo restarci, ho avuto il coraggio di non tornare a casa ma di trasferirmi a Torino, una città che a livello musicale dà comunque ottime opportunità e che si presenta un posto pieno di cultura, etnie, amicizie, prospettive. È grazie a lei che sono riuscito a presentare alle persone la parte più importante di me, che da tempo cercavo di far conoscere e che non riusciva a v...

La chiesa - The church.

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Philadelphia, Pennsylvania, USA. 19.03.24 St. Paul's church, Philadelphia sud, la zona dei negozi italiani. Aspettavo Corey. Un ragazzo tanto buono quanto, forse, arrabbiato con la vita. Come me. Lui sembrava troppo bello per essere vero, eppure no, si rivelò essere esattamente così. Ci sentivamo per messaggio, e ci saremmo visti di lì a breve. Io ero già arrivato in zona, e nell'aspettarlo visitai la chiesa. Che ricordi, di quel periodo. Due giorni prima avevo conosciuto Cody. È per lui che scrissi In The Woods. Sfortunatamente, Cody si rivelò essere un vero pusillanime, dalla sensibilità di un caimano. Corey no. Corey fu davvero sensibile. Fu bello condividere dei momenti insieme. Si prese cura di me. Il fatto che poi sparì, neanche troppo lentamente, non lo reputo neanche tanto strano. Ma mi lasciò qualcosa dentro che ancora oggi fa sì che lo identifichi come una pietra miliare del mio viaggio in America. Non se lo merita, okay, non importa, importa quello che lu...

Il senso di colpa - The sense of guilt.

Giorno 10. Il senso di inadeguatezza. La paura di non essere all'altezza. La sensazione che tanto, comunque, il mio umore di fondo non migliorerà mai. E' questo che mi trattiene dal fare, anche quando voglio e desidero. E no, non parliamo di pigrizia. Neanche credo stiamo parlando di ADHD. E' esattamente quello che ho scritto. E la terza, ossia la sensazione che l'umore non migliorerà comunque, e quindi, "che senso ha farlo", si chiama 'depressione'. Ne soffro da quando sono bambino. E' migliorata solo in alcuni momenti, quando, appunto, come accennavo nell'intervento di ieri, ero circondato da un gruppo, che sentivo come famiglia, di amici che condividevano i miei stessi valori. Ma quando ce l'avevo, non potevo aspirare ad avere qualcuno al mio fianco. Ero un Testimone di Geova. Ora ne sono completamente fuori, e ora che ne sono fuori consiglio a tutti di non rischiare di avvicinarsi neanche a quel tipo di religione. Neppure vi dico, natur...

Il male - The evil.

Giorni 8-9. Mi sento più felice oggi. Sono passati tanti anni da quando, per l'ultima volta, ho sentito questo calore in un gruppo di amici. Me ne rendo conto, ci si conosce da poco. Ma quello che si è creato va oltre la questione temporale. Riguarda il come, e come sto io. La mia disintossicazione dalla dopamina, o almeno, dal mezzo fondamentale tramite cui cercavo dopamina, mezzo di cui volevo liberarmi, procede abbastanza bene. Non senza qualche ricaduta, ma è okay. Bisogna trovare dei compromessi. Oggi, nel frattempo, vedendo un reel su Instagram, ho fatto delle riflessioni. Le persone che fanno leva sul loro aspetto per attirare l'attenzione, ostentandolo non appena ne colgono l'occasione, sono una delle pietre angolari del male della nostra società. Smentitemi, ma la vedo dura. E' così che nascono non accettazione di sé e disturbi alimentari. E' un movimento tutto basato su canoni standard secondo cui devi essere muscoloso, barbuto, con le gambe di determinate...

Il vin brûlé - The mulled wine.

Giorno 6. Torino è si è svegliata bellissima oggi. Il mercato qui, sotto casa, è vita. Chiesa della Salute osserva tutto svettando dall'alto. Io inizio a conoscere belle persone. Gli amici che ho qui sono italiani al massimo per il 20%. Per il resto, vengono tutti da altri posti. E questo è meraviglioso. Forse, uno degli obiettivi più rilevanti che posso considerare "missione compiuta".  Sono innamorato dei visi, delle espressioni, dei dettagli ma, soprattutto, delle differenze fra gli esseri umani sin da bimbo. I miei compatrioti ce li ho sempre, posso osservarli e stare in loro compagnia quando voglio. Le persone che vengono da etnie e culture differenti invece no. Per questo, quando sono insieme a loro cerco di fare tesoro del tempo speso insieme. M scrive poesie, anche se non ama essere definito poeta. C è un musicista, come me. I è la sua ragazza. A studia e lavora qui. Anche O studia qui, come pure G e S, che è l'unica italiana fra di loro, dal Veneto. Turchia, ...

La tenda - The tent.

Giorno 5. Il percorso sta andando bene. Sta terminando la prima settimana. È vero, ancora poco, e non mi aspetto miglioramenti drastici dall'oggi al domani. Ma, oggettivamente, dei passi avanti li ho fatti. L'obiettivo di questo percorso ha scadenza al termine di un mese, poi vedremo cosa succederà. Non so perché ti ho parlato così tanto di Dead Boy's Poem, negli scorsi interventi. Forse era un tentativo di porre una base. E, forse, volevo dirti che, per me, in questo momento, la scrittura sta funzionando come farebbe una mamma consolatoria, esattamente come la musica, e specialmente le canzoni dei Nightwish, fecero per me all'epoca. Penso sia proprio così. Sì, è così. Avevo bisogno di rifugiarmi in qualcosa. Qualcosa in cui il tempo si fermasse. In cui dire "ok, ok, ok, là fuori è un casino, e mi è assordante, ma qui nella mia tenda... c'è pace. ho un posto in cui rifugiarmi per calmare i pensieri, ma soprattutto, l'impetuosità delle mie emozioni (che vivo...

Il grembo materno - The mother's lap.

Giorno 3. Bello questo testo, vero? Quello nel post precedente. Intimo, come pochi che abbia mai letto. Mamma mia, come ero sconsolato da ragazzino. Quello che vivevo era profondo, erano veri e propri incubi quelli che passavo in famiglia. Sì, hai capito bene. In famiglia. Che, in casi come il mio, è l'ultimo posto in cui tu possa sperare di rifugiarti. La mia non era un rifugio. Era dolore, sofferenza, drammi sconvolgenti, campo di battaglia. No, non sto esagerando. Noto che, quando scrivo, mi ritrovo spesso a tornare a quei momenti. Forse, perché mi hanno segnato così tanto, e in un momento davvero formativo per la psiche di chiunque. Comunque, riprendendo a narrare, ho quest'immagine di me in quella cameretta, in quell'inverno buio, che ascoltavo questa canzone. Intorno a me solo l'armadione a quattro ante, la tastiera che era a metà tra un giocattolo e una tastiera vera, la chitarra elettrica e quell'amplificatore scrauso. Poi c'erano il mio pc che andava a ...

Il Poema del Ragazzo Morto - Dead Boy's Poem.

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Giorno 2. L'essenza, dicevo. Ricomincerò a raccontare da lì. Dalla stessa, calda atmosfera della cameretta di mia nonna, la stessa che, in maniera del tutto inaspettata e, chissà, forse voluta da Qualcuno lassù in alto, ho ritrovato nella prima stanzetta che posso chiamare 'casa', qui a Torino. Doveva essere l'inverno 2006. Gennaio. Avevo 15 anni. In quella cameretta partorivo i miei pensieri più profondi. Ragionavo. Rimuginavo. Ma mi dedicavo anche a ciò che più amavo: la musica. C'era questa canzone di quel gruppo che avevo conosciuto l'anno prima, i Nightwish, dal titolo 'Dead Boy's Poem' (Il Poema del Ragazzo Morto). Sì, suona lugubre, pesante, ma analizzandone le liriche si capisce come il tutto abbia invece una connotazione più profonda e, quasi al 100%, non inerente ad una morte letterale. Ci tengo a riportare il testo, tradotto in italiano, in maniera integrale. Dopodiché farò alcune riflessioni a riguardo. «Nato dal silenzio, e i...

Il sentiero - The path.

Giorno 1. Oggi, per me, inizia un percorso. Il percorso del disintossicarmi dalle cose nocive a cui restavo attaccato per sopravvivere, con l'obiettivo di capire chi veramente sono e trovare una soddisfazione vera. E non un picco di dopamina momentaneo (no, non parlo di droghe.) Scrivo dalla mia stanza, qui a Torino. E' una bella città, Torino. Piena di arte, socialità, etnie. L'ho scelta apposta per queste sue caratteristiche. E' un posto fertile se sei uno che l'arte la ama, che sia musica o qualsiasi sua altra forma, e che ama perdersi nelle culture. Forse, è una delle città italiane più “europee”. Ho una mente problematica, non sta zitta un attimo. Mi porta a intraprendere mille percorsi contemporaneamente, contemplare mille ipotesi. C'è chi dice che questo è un quadro ADHD. Il mio psicoterapeuta dice di no, ma ho il terrore che si sbagli. Sta di fatto che non la gestisco più, per quanto mi sforzi. E, arrivato a 34 anni, ne sono stanco. Stremato. Anche di di...

Pianeti.

Io voglio anche provare a capirle, le persone con uno stile di attaccamento evitante. So che hanno sperimentato uno o più traumi, spesso da bambini, che li hanno portati a concludere "non serve a niente fidarsi degli altri, faccio bene a evitare: mi risparmierò un sacco di sofferenza. fidarsi rende vulnerabili, essere vulnerabili espone a dolore". Il problema è che anche io ho sperimentato traumi che, se glielo avessi permesso, mi avrebbero spinto a ragionare così. Ma se tutti liquidiamo la questione umana della fiducia in un "okay, sai che è? chiudo le porte", diventiamo pianeti a sé stanti, non più disposti a entrare in orbita l'uno con l'altro. E per la società umana, nonché per il nostro benessere emotivo, UMANO, andrà sempre peggio. Parecchio facile dirsi: "basta, non mi fido più ed evito di entrare in intimità", vero? Ed evitare di andare da un cazzo di psicoterapeuta. Parecchio comodo, direi. Ma così diventate una minaccia. Per voi stessi, m...

Bello... bello impossibile?

Spesso, se non sempre, la forte attrattiva che il tipo/la tipa di turno ha su di noi e che ci sembra irresistibile, non è dovuta al fatto che la persona in questione sia di una bellezza tale che è davvero irraggiungibile come a volte ci sembra. Anche quando la persona in questione è -oggettivamente- attraente. La verità è che quell'attrazione così potente, la dipendenza e il senso di inferiorità che sperimenti, non dipendono dalla sua bellezza. Dipendono dall'aura che quella persona manda. E non parlo di nulla di spirituale. Intendo che dipende dai messaggi che quella persona ti invia tramite il non verbale (a volte, anche tramite il verbale). Se ci comunica vibes di irraggiungibilità, verosimilmente è perché la persona si è resa tale. Irraggiungibile. O, sta cercando di rendersi tale. Quel tipo di figura appare misteriosa, quindi attraente. Quindi, appunto, attrae. Attrae specialmente persone che hanno sperimentato traumi con figure genitoriali (o comunque traumi, in età infan...

35 $

Sono sull'aereo. Stavolta all'American Airlines non glieli regalo 35 $ per avere internet lungo il tragitto. Previdente di questo, ieri sera ho salvato le mie tre-quattro playlist preferite del momento, così le posso ascoltare su Spotify anche offline. Che tra l'altro sono canzoni che ultimamente ho sentito e strasentito. Avrei anche potuto salvarne altre, ché ste canzoni qua ormai le conosco a memoria. E invece no, ho salvato queste. Non so che è successo, ma dopo aver ascoltato le prime quattro o cinque, ho iniziato a gustarmele tanto. Più del solito. Per otto ore di volo queste saranno le uniche canzoni che potrò ascoltare. Sarà questo il motivo per cui le apprezzo così tanto stavolta? E allora ho iniziato a pensare. E ho ripensato a quando ero ancora un ragazzo. Prima si faceva così tanta fatica per riuscire ad ascoltare una canzone. Non c'erano youtube, spotify, applemusic. Altroché. Se volevi avere sempre con te una canzone sul pc o sul lettore mp3 - santo lettore...

Heartstopper. S1:E6

Li rimpiango davvero tanto quei momenti straordinari, in gita coi compagni di classe, alle superiori. Se solo avessi saputo che sarebbero stati gli unici momenti della mia vita in cui mi sarei sentito spensierato, senza obblighi, davvero appagato e parte di una famiglia, avrei fatto in modo che niente e nessuno me li rovinasse, soprattutto i miei sensi di colpa, le mie autoimposizioni morali, i miei punti di vista eccessivamente restrittivi. Me li ricordo bene, quei momenti. Mi sentivo padrone del mondo. Giovane, con la vita davanti, senza obblighi se non quello di studiare, e con un terreno fertile, intorno a me, pronto ad essere scoperto: la vita, le relazioni umane, me. Théodore. Ricordo lui, quando eravamo a Grenoble (in Francia) durante uno scambio culturale, io e la mia classe. Pioveva un po' quel giorno, camminavamo tutti insieme con gli ombrelli, molti di noi a coppie. Théodore l'ombrello non ce l'aveva. Mi avvicinai, un metro e quaranta di cristiano lui, una vocina...

Caro Sepp...

Tempo di lettura: 4 minuti ca. Ciellepi. Il nome d'arte che dopo vari tentativi mi sono scelto. Ciellepi  perché il mio vero nome è Cristian Leonello Pulcini. Ho semplicemente preso le mie iniziali e ne ho trascritto la pronuncia così come suona, sì, ma mi suonava bene. ('Leonello' lo schifo come nome, ma tant'è - non me ne vogliano i miei omonimi. Se mai, chiamatemi Cristian) Inizio a scrivere oggi, 10 settembre 2023, due giorni dopo aver rilasciato una demo che a questo periodo rende un vero e proprio omaggio. 'Dear Sepp'. Ricordo che, già da ragazzino, adoravo scoprire cosa si celasse dietro i testi delle canzoni che ascoltavo e che tanto impregnavano la mia vita, dandomi la possibilità di sconfinare le grigie mura della mia realtà. Ricordo che riflettevo tanto sulle parole e le frasi che venivano usate, specialmente quelle più criptiche, interrogandomi sul loro significato, cercando anche di coinvolgere amici e coetanei – i quali, ahimé, raramente si mostr...