Caro Sepp...
Tempo di lettura: 4 minuti ca.
Ciellepi. Il nome d'arte che dopo vari tentativi mi sono scelto.
Ciellepi perché il mio vero nome è Cristian Leonello Pulcini. Ho semplicemente preso le
mie iniziali e ne ho trascritto la pronuncia così come suona, sì, ma mi suonava bene.
('Leonello' lo schifo
come nome, ma tant'è - non me ne vogliano i miei omonimi. Se mai,
chiamatemi Cristian)
Inizio a scrivere oggi, 10 settembre
2023, due giorni dopo aver rilasciato una demo che a questo periodo
rende un vero e proprio omaggio. 'Dear Sepp'.
Ricordo che, già da
ragazzino, adoravo scoprire cosa si celasse dietro i testi delle
canzoni che ascoltavo e che tanto impregnavano la mia vita, dandomi
la possibilità di sconfinare le grigie mura della mia realtà.
Ricordo che riflettevo tanto sulle parole e le frasi che venivano usate,
specialmente quelle più criptiche, interrogandomi sul loro
significato, cercando anche di coinvolgere amici e coetanei –
i quali, ahimé, raramente si mostravano altrettanto interessati.
Io
però andavo avanti, e credo di aver voluto trasmettere, iniziando a
scrivere musica anche io, quello stesso amore per la ricerca dei
significati più profondi che avevo io sin da bimbo.
Sui testi ci
lavoro molto, io. E sono felicissimo quando un ascoltatore si
sofferma su qualche passo di ciò che scrivo, nel tentativo di
comprenderlo più a fondo.
E scrivo per inviare messaggi, io. Faccio musica, o perlomeno, sto iniziando a cercare di fare musica seria (mi reputo ancora un menestrello) per inviare spunti di riflessione. Credo ci siano vari aspetti della realtà su cui ci terrei davvero tanto che le persone si soffermassero. E molti non lo fanno. Allora io ci scrivo una canzone, che magari le aiuta.
Il caro 'Sepp' di cui parlo nella
canzone non è una persona, anche se forse lo avete già
capito.
Facciamo un passo indietro, fino ad alcune righe fa.
Inizio
a scrivere il 10 settembre dicevo, e, proprio un anno fa, buttai giù la fase
embrionale di questa canzone.
Senza sapere che, un anno esatto
dopo, sarebbero cambiate tante cose, proprio nel mese a cui quella
canzone avrebbe reso omaggio.
Il mese di Settembre è sempre stato il periodo dei nuovi inizi per me.
Del placarsi, della rinascita, delle nuove prospettive e dei nuovi progetti, del raccoglimento dopo la cascata di vita potente e a volte sofferentemente impetuosa delle emozioni estive.
Settembre, per me, profuma di libro nuovo, di tramonti dorati sulle colline della mia umile San Benedetto, di diario nuovo della Smemo, della prima gioiosa nebbiolina sull'imbrunire, quando non fa freddo, ma ormai estate non è più, e l'escursione termica fra il caldo giorno e la fresca sera fa sì che l'aria si condensi in goccioline.
L'estate del 2022, un anno fa, era anche quella l'estate di un nuovo inizio.
A luglio avevo cambiato casa. Ci avevo
messo un po' per assestarmi, per il trasloco, per rimettere tutto a
posto. Ed era arrivato il primo mese di settembre a casa nuova.
Le
ferie erano finite, le assolate e infinite giornate anche. Andavo in
bici, correvo nel lungofiume dietro casa, ed era bellissimo. Erano le
cinque, forse le sei di pomeriggio. E il pomeriggio era
arancione/dorato, proprio come la luce del sole settembrino che tanto
amo.
C'erano questo ritmo e queste parole che mi andavano
avanti e indietro nella testa; capivo che stavo partorendo un nuovo
pezzo. Di sicuro sapevo solo che il leitmotif sarebbero state quelle
parole, forse gioiose e giocose, forse un po' incazzate, ma sicuramente urlate:
"...Trippin! ...We've got a miracle" (diventate poi "You're
all trippin' / I didn't mean to kill").
Non sapevo niente ancora, né cosa ci avrei messo dentro di sensato, ma quel ritmo e quella metrica mi prendevano troppo bene.
Poi tornai a casa, iniziai a
strimpellarci degli accordi, una linea melodica di voce sopra oltre
al 'trippin' iniziale e, nel corso di un anno, risuonandomela a
cadenza regolare e arricchendola continuamente, ci costruii sopra un
testo che trovo apprezzabile, e anche una melodia niente male.
E dissi: cazzo. Questa m'è uscita bè.
'Sepp' della canzone,
come avrete ormai capito, è il mese di Settembre (Sepp-tember).
Quel
caro vecchio amico che, "come ogni santo anno, quando finisce
l'estate" torna a trovarmi, e a tirare una linea su ciò che è
successo negli ultimi 12 mesi.
(Il nome 'Sepp' esiste davvero, ma
è solitamente un diminutivo, in tedesco. Come noi, qua in Italia,
siamo soliti chiamare Pino o Peppe quelli che si chiamano Giuseppe,
così anche in Germania, il diminutivo di Josef è Sepp.)
Negli
anni, 'Sepp' è diventato per me un compagno che, all'inizio
dell'autunno, mi aiuta a ritrovare le forze di guardare tutto con
occhi un po' più lucidi e tranquilli, rinnovati. Passano gli anni,
ma Sepp arriva, sempre. Per forza di cose.
Il concetto di Sepp
si è mescolato con qualcos'altro, però, in questa canzone.
Proprio in quel periodo, mentre iniziavo a stendere le basi del brano, venni a contatto, per caso, con la serie italiana di MareFuori.
Fino a poco tempo prima non avevo
Netflix. Quell'anno iniziai a pagarne l'abbonamento. Avendo cambiato
casa volevo anche godermi la bella tv (non mia, ma in affitto come la
casa, lol) che mi ritrovavo in salotto. MareFuori fu una delle prime
cose che catturò la mia attenzione.
Rimasi colpito dalla
determinazione di uno dei due protagonisti, Carmine, il quale, nato
in una famiglia di camorristi, decide, fra mille difficoltà, di non
diventare come loro ma, piuttosto, di essere, e restare, "nu
Piecoro (una pecora, un buono)".
Io mi ci rivedo, in Carmine.
Come lui, non ne ho passate poche. Una delle cose più importanti da cui ho dovuto prendere le distanze è stata proprio, come per Carmine, la famiglia.
La mia è una famiglia di disastrati. E anche di persone che, purtroppo, spesso hanno deciso di vivere in maniera non etica.
Io ho fatto di tutto per diventare il
loro esatto opposto.
E per questo mi sono ritrovato solo.
(Fun
fact, o ironia della sorte: mio padre, campano anche lui come il
protagonista di MareFuori, si chiama Carmine.)
Le vicende,
colme di sofferenza, di Carmine e non solo, raccontate in questa
serie, sono state davvero muse ispiratrici.
(Fra l'altro, alla realtà campana mi sento molto legato, avendo origini di laggiù ed avendo passato in Costiera Amalfitana davvero dei bei momenti grazie ai miei zii, coi quali, al contrario di mio padre, ho un ottimo rapporto.)
Quelle vicende le ho 'vissute' così tanto che, inevitabilmente, dentro a quell'ode al mese di Settembre che stavo scrivendo, Carmine, Filippo (l'altro protagonista) e le loro sventure ci sono finiti dentro, in un racconto rocambolesco, dove la musica alla fine risulta quasi allegra, e si sposa in maniera bizzarra con un testo molto meno felice, ma che poi (perché così mi piace fare) lascia spazio, verso la fine del brano, ad un messaggio positivo.
A lasciar sperare che forse, caro Ca', sia io che tu, magari alla fine lo troviamo, 'sto Mare Fuori.
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