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Visualizzazione dei post da dicembre, 2024

Il senso di colpa - The sense of guilt.

Giorno 10. Il senso di inadeguatezza. La paura di non essere all'altezza. La sensazione che tanto, comunque, il mio umore di fondo non migliorerà mai. E' questo che mi trattiene dal fare, anche quando voglio e desidero. E no, non parliamo di pigrizia. Neanche credo stiamo parlando di ADHD. E' esattamente quello che ho scritto. E la terza, ossia la sensazione che l'umore non migliorerà comunque, e quindi, "che senso ha farlo", si chiama 'depressione'. Ne soffro da quando sono bambino. E' migliorata solo in alcuni momenti, quando, appunto, come accennavo nell'intervento di ieri, ero circondato da un gruppo, che sentivo come famiglia, di amici che condividevano i miei stessi valori. Ma quando ce l'avevo, non potevo aspirare ad avere qualcuno al mio fianco. Ero un Testimone di Geova. Ora ne sono completamente fuori, e ora che ne sono fuori consiglio a tutti di non rischiare di avvicinarsi neanche a quel tipo di religione. Neppure vi dico, natur...

Il male - The evil.

Giorni 8-9. Mi sento più felice oggi. Sono passati tanti anni da quando, per l'ultima volta, ho sentito questo calore in un gruppo di amici. Me ne rendo conto, ci si conosce da poco. Ma quello che si è creato va oltre la questione temporale. Riguarda il come, e come sto io. La mia disintossicazione dalla dopamina, o almeno, dal mezzo fondamentale tramite cui cercavo dopamina, mezzo di cui volevo liberarmi, procede abbastanza bene. Non senza qualche ricaduta, ma è okay. Bisogna trovare dei compromessi. Oggi, nel frattempo, vedendo un reel su Instagram, ho fatto delle riflessioni. Le persone che fanno leva sul loro aspetto per attirare l'attenzione, ostentandolo non appena ne colgono l'occasione, sono una delle pietre angolari del male della nostra società. Smentitemi, ma la vedo dura. E' così che nascono non accettazione di sé e disturbi alimentari. E' un movimento tutto basato su canoni standard secondo cui devi essere muscoloso, barbuto, con le gambe di determinate...

Il vin brûlé - The mulled wine.

Giorno 6. Torino è si è svegliata bellissima oggi. Il mercato qui, sotto casa, è vita. Chiesa della Salute osserva tutto svettando dall'alto. Io inizio a conoscere belle persone. Gli amici che ho qui sono italiani al massimo per il 20%. Per il resto, vengono tutti da altri posti. E questo è meraviglioso. Forse, uno degli obiettivi più rilevanti che posso considerare "missione compiuta".  Sono innamorato dei visi, delle espressioni, dei dettagli ma, soprattutto, delle differenze fra gli esseri umani sin da bimbo. I miei compatrioti ce li ho sempre, posso osservarli e stare in loro compagnia quando voglio. Le persone che vengono da etnie e culture differenti invece no. Per questo, quando sono insieme a loro cerco di fare tesoro del tempo speso insieme. M scrive poesie, anche se non ama essere definito poeta. C è un musicista, come me. I è la sua ragazza. A studia e lavora qui. Anche O studia qui, come pure G e S, che è l'unica italiana fra di loro, dal Veneto. Turchia, ...

La tenda - The tent.

Giorno 5. Il percorso sta andando bene. Sta terminando la prima settimana. È vero, ancora poco, e non mi aspetto miglioramenti drastici dall'oggi al domani. Ma, oggettivamente, dei passi avanti li ho fatti. L'obiettivo di questo percorso ha scadenza al termine di un mese, poi vedremo cosa succederà. Non so perché ti ho parlato così tanto di Dead Boy's Poem, negli scorsi interventi. Forse era un tentativo di porre una base. E, forse, volevo dirti che, per me, in questo momento, la scrittura sta funzionando come farebbe una mamma consolatoria, esattamente come la musica, e specialmente le canzoni dei Nightwish, fecero per me all'epoca. Penso sia proprio così. Sì, è così. Avevo bisogno di rifugiarmi in qualcosa. Qualcosa in cui il tempo si fermasse. In cui dire "ok, ok, ok, là fuori è un casino, e mi è assordante, ma qui nella mia tenda... c'è pace. ho un posto in cui rifugiarmi per calmare i pensieri, ma soprattutto, l'impetuosità delle mie emozioni (che vivo...

Il grembo materno - The mother's lap.

Giorno 3. Bello questo testo, vero? Quello nel post precedente. Intimo, come pochi che abbia mai letto. Mamma mia, come ero sconsolato da ragazzino. Quello che vivevo era profondo, erano veri e propri incubi quelli che passavo in famiglia. Sì, hai capito bene. In famiglia. Che, in casi come il mio, è l'ultimo posto in cui tu possa sperare di rifugiarti. La mia non era un rifugio. Era dolore, sofferenza, drammi sconvolgenti, campo di battaglia. No, non sto esagerando. Noto che, quando scrivo, mi ritrovo spesso a tornare a quei momenti. Forse, perché mi hanno segnato così tanto, e in un momento davvero formativo per la psiche di chiunque. Comunque, riprendendo a narrare, ho quest'immagine di me in quella cameretta, in quell'inverno buio, che ascoltavo questa canzone. Intorno a me solo l'armadione a quattro ante, la tastiera che era a metà tra un giocattolo e una tastiera vera, la chitarra elettrica e quell'amplificatore scrauso. Poi c'erano il mio pc che andava a ...

Il Poema del Ragazzo Morto - Dead Boy's Poem.

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Giorno 2. L'essenza, dicevo. Ricomincerò a raccontare da lì. Dalla stessa, calda atmosfera della cameretta di mia nonna, la stessa che, in maniera del tutto inaspettata e, chissà, forse voluta da Qualcuno lassù in alto, ho ritrovato nella prima stanzetta che posso chiamare 'casa', qui a Torino. Doveva essere l'inverno 2006. Gennaio. Avevo 15 anni. In quella cameretta partorivo i miei pensieri più profondi. Ragionavo. Rimuginavo. Ma mi dedicavo anche a ciò che più amavo: la musica. C'era questa canzone di quel gruppo che avevo conosciuto l'anno prima, i Nightwish, dal titolo 'Dead Boy's Poem' (Il Poema del Ragazzo Morto). Sì, suona lugubre, pesante, ma analizzandone le liriche si capisce come il tutto abbia invece una connotazione più profonda e, quasi al 100%, non inerente ad una morte letterale. Ci tengo a riportare il testo, tradotto in italiano, in maniera integrale. Dopodiché farò alcune riflessioni a riguardo. «Nato dal silenzio, e i...

Il sentiero - The path.

Giorno 1. Oggi, per me, inizia un percorso. Il percorso del disintossicarmi dalle cose nocive a cui restavo attaccato per sopravvivere, con l'obiettivo di capire chi veramente sono e trovare una soddisfazione vera. E non un picco di dopamina momentaneo (no, non parlo di droghe.) Scrivo dalla mia stanza, qui a Torino. E' una bella città, Torino. Piena di arte, socialità, etnie. L'ho scelta apposta per queste sue caratteristiche. E' un posto fertile se sei uno che l'arte la ama, che sia musica o qualsiasi sua altra forma, e che ama perdersi nelle culture. Forse, è una delle città italiane più “europee”. Ho una mente problematica, non sta zitta un attimo. Mi porta a intraprendere mille percorsi contemporaneamente, contemplare mille ipotesi. C'è chi dice che questo è un quadro ADHD. Il mio psicoterapeuta dice di no, ma ho il terrore che si sbagli. Sta di fatto che non la gestisco più, per quanto mi sforzi. E, arrivato a 34 anni, ne sono stanco. Stremato. Anche di di...