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Il grembo materno - The mother's lap.

Giorno 3. Bello questo testo, vero? Quello nel post precedente. Intimo, come pochi che abbia mai letto. Mamma mia, come ero sconsolato da ragazzino. Quello che vivevo era profondo, erano veri e propri incubi quelli che passavo in famiglia. Sì, hai capito bene. In famiglia. Che, in casi come il mio, è l'ultimo posto in cui tu possa sperare di rifugiarti. La mia non era un rifugio. Era dolore, sofferenza, drammi sconvolgenti, campo di battaglia. No, non sto esagerando. Noto che, quando scrivo, mi ritrovo spesso a tornare a quei momenti. Forse, perché mi hanno segnato così tanto, e in un momento davvero formativo per la psiche di chiunque. Comunque, riprendendo a narrare, ho quest'immagine di me in quella cameretta, in quell'inverno buio, che ascoltavo questa canzone. Intorno a me solo l'armadione a quattro ante, la tastiera che era a metà tra un giocattolo e una tastiera vera, la chitarra elettrica e quell'amplificatore scrauso. Poi c'erano il mio pc che andava a ...

Il Poema del Ragazzo Morto - Dead Boy's Poem.

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Giorno 2. L'essenza, dicevo. Ricomincerò a raccontare da lì. Dalla stessa, calda atmosfera della cameretta di mia nonna, la stessa che, in maniera del tutto inaspettata e, chissà, forse voluta da Qualcuno lassù in alto, ho ritrovato nella prima stanzetta che posso chiamare 'casa', qui a Torino. Doveva essere l'inverno 2006. Gennaio. Avevo 15 anni. In quella cameretta partorivo i miei pensieri più profondi. Ragionavo. Rimuginavo. Ma mi dedicavo anche a ciò che più amavo: la musica. C'era questa canzone di quel gruppo che avevo conosciuto l'anno prima, i Nightwish, dal titolo 'Dead Boy's Poem' (Il Poema del Ragazzo Morto). Sì, suona lugubre, pesante, ma analizzandone le liriche si capisce come il tutto abbia invece una connotazione più profonda e, quasi al 100%, non inerente ad una morte letterale. Ci tengo a riportare il testo, tradotto in italiano, in maniera integrale. Dopodiché farò alcune riflessioni a riguardo. «Nato dal silenzio, e i...

Il sentiero - The path.

Giorno 1. Oggi, per me, inizia un percorso. Il percorso del disintossicarmi dalle cose nocive a cui restavo attaccato per sopravvivere, con l'obiettivo di capire chi veramente sono e trovare una soddisfazione vera. E non un picco di dopamina momentaneo (no, non parlo di droghe.) Scrivo dalla mia stanza, qui a Torino. E' una bella città, Torino. Piena di arte, socialità, etnie. L'ho scelta apposta per queste sue caratteristiche. E' un posto fertile se sei uno che l'arte la ama, che sia musica o qualsiasi sua altra forma, e che ama perdersi nelle culture. Forse, è una delle città italiane più “europee”. Ho una mente problematica, non sta zitta un attimo. Mi porta a intraprendere mille percorsi contemporaneamente, contemplare mille ipotesi. C'è chi dice che questo è un quadro ADHD. Il mio psicoterapeuta dice di no, ma ho il terrore che si sbagli. Sta di fatto che non la gestisco più, per quanto mi sforzi. E, arrivato a 34 anni, ne sono stanco. Stremato. Anche di di...

Pianeti.

Io voglio anche provare a capirle, le persone con uno stile di attaccamento evitante. So che hanno sperimentato uno o più traumi, spesso da bambini, che li hanno portati a concludere "non serve a niente fidarsi degli altri, faccio bene a evitare: mi risparmierò un sacco di sofferenza. fidarsi rende vulnerabili, essere vulnerabili espone a dolore". Il problema è che anche io ho sperimentato traumi che, se glielo avessi permesso, mi avrebbero spinto a ragionare così. Ma se tutti liquidiamo la questione umana della fiducia in un "okay, sai che è? chiudo le porte", diventiamo pianeti a sé stanti, non più disposti a entrare in orbita l'uno con l'altro. E per la società umana, nonché per il nostro benessere emotivo, UMANO, andrà sempre peggio. Parecchio facile dirsi: "basta, non mi fido più ed evito di entrare in intimità", vero? Ed evitare di andare da un cazzo di psicoterapeuta. Parecchio comodo, direi. Ma così diventate una minaccia. Per voi stessi, m...

Bello... bello impossibile?

Spesso, se non sempre, la forte attrattiva che il tipo/la tipa di turno ha su di noi e che ci sembra irresistibile, non è dovuta al fatto che la persona in questione sia di una bellezza tale che è davvero irraggiungibile come a volte ci sembra. Anche quando la persona in questione è -oggettivamente- attraente. La verità è che quell'attrazione così potente, la dipendenza e il senso di inferiorità che sperimenti, non dipendono dalla sua bellezza. Dipendono dall'aura che quella persona manda. E non parlo di nulla di spirituale. Intendo che dipende dai messaggi che quella persona ti invia tramite il non verbale (a volte, anche tramite il verbale). Se ci comunica vibes di irraggiungibilità, verosimilmente è perché la persona si è resa tale. Irraggiungibile. O, sta cercando di rendersi tale. Quel tipo di figura appare misteriosa, quindi attraente. Quindi, appunto, attrae. Attrae specialmente persone che hanno sperimentato traumi con figure genitoriali (o comunque traumi, in età infan...

35 $

Sono sull'aereo. Stavolta all'American Airlines non glieli regalo 35 $ per avere internet lungo il tragitto. Previdente di questo, ieri sera ho salvato le mie tre-quattro playlist preferite del momento, così le posso ascoltare su Spotify anche offline. Che tra l'altro sono canzoni che ultimamente ho sentito e strasentito. Avrei anche potuto salvarne altre, ché ste canzoni qua ormai le conosco a memoria. E invece no, ho salvato queste. Non so che è successo, ma dopo aver ascoltato le prime quattro o cinque, ho iniziato a gustarmele tanto. Più del solito. Per otto ore di volo queste saranno le uniche canzoni che potrò ascoltare. Sarà questo il motivo per cui le apprezzo così tanto stavolta? E allora ho iniziato a pensare. E ho ripensato a quando ero ancora un ragazzo. Prima si faceva così tanta fatica per riuscire ad ascoltare una canzone. Non c'erano youtube, spotify, applemusic. Altroché. Se volevi avere sempre con te una canzone sul pc o sul lettore mp3 - santo lettore...

Heartstopper. S1:E6

Li rimpiango davvero tanto quei momenti straordinari, in gita coi compagni di classe, alle superiori. Se solo avessi saputo che sarebbero stati gli unici momenti della mia vita in cui mi sarei sentito spensierato, senza obblighi, davvero appagato e parte di una famiglia, avrei fatto in modo che niente e nessuno me li rovinasse, soprattutto i miei sensi di colpa, le mie autoimposizioni morali, i miei punti di vista eccessivamente restrittivi. Me li ricordo bene, quei momenti. Mi sentivo padrone del mondo. Giovane, con la vita davanti, senza obblighi se non quello di studiare, e con un terreno fertile, intorno a me, pronto ad essere scoperto: la vita, le relazioni umane, me. Théodore. Ricordo lui, quando eravamo a Grenoble (in Francia) durante uno scambio culturale, io e la mia classe. Pioveva un po' quel giorno, camminavamo tutti insieme con gli ombrelli, molti di noi a coppie. Théodore l'ombrello non ce l'aveva. Mi avvicinai, un metro e quaranta di cristiano lui, una vocina...